venerdì 9 maggio 2014

L' Influenza del Karate nella Vita...

Il karate è un'attività completa ed una filosofia di vita. Dal punto di vista della formazione fisica il karate, usando i 4 arti indistintamente e un’infinita varietà di posture e schemi motorii, risulta una delle pratiche sportive più complete.Praticare questa disciplina contribuisce ad irrobustire la struttura ossea, articolare e muscolare. È un eccellente esercizio per la coordinazione, insegna la respirazione diaframmatica (naturale), sviluppa un'eccezionale prontezza di reazione e un grado elevato di attenzione. Insegna il rispetto per gli altri e per il mondo che ci circonda, sviluppa grande autocontrollo ed equilibrio psicofisico. Si può praticare karate con il piacere della mente e del fisico, per tutti gli anni della vita, continuando a sommarne i benefici.

I vari aspetti del karate possono essere così sintetizzati:

Aspetto medico
Il karate è adatto proprio per la sua versatilità, serve a migliorare e perfezionare qualità fisiche: agilità, tenacia, flessibilità, capacità di reazione e di coordinazione e senso dell’equilibrio in modo ottimale. Il karate rappresenta anche un buon addestramento al portamento grazie soprattutto all’elasticità dei movimenti sempre in esatto accordo con la respirazione, che si devono sempre eseguire con giusto equilibrio. Il rischio di ferirsi durante gli esercizi è minimo. Inoltre, questa disciplina viene utilizzata anche da esperti medici per le sue caratteristiche terapeutiche in merito alle devianze sociali dato l'insegnamento principale del karate: autocontrollo del corpo e della mente.

Aspetto motorio
Gambe e braccia vengono usate per sferrare calci e colpi con un’esattezza calcolata al millimetro durante i rapidi ed energici movimenti di tutto il corpo. L’apprendimento di queste tecniche complesse richiedono e sviluppano processi di miglioramento fisico-motorio molteplici che includono e perfezionano le stesse proprietà motorie di base come la tenacia, la riflessione ed il senso dell’ equilibrio.

Aspetto sociale
Le lezioni di karate avvengono in gruppo. Le tecniche di base vengono continuamente esercitate al fine di migliorare l’esattezza, la rapidità e l’energia dei movimenti. Questa pratica collettiva produce un senso di solidarietà ed opera, proprio per questo motivo, contro il sentimento di concorrenza che è da rilevare negli altri sport e nel karate se praticato a livello professionale e non come disciplina marziale. Sin dai primi esercizi di attacco e difesa con un partner si è addestrati ad intuire il pensiero del compagno così da migliorare le proprie azioni di difesa. A tutto questo si aggiunge la pratica che favorisce gran parte della disciplina o arte.

Aspetto etico
Proprio a causa delle varie tecniche che si insegnano nel karate, ognuno ha una grande responsabilità nei riguardi del proprio partner sportivo e nei confronti della società.
La filosofia che caratterizza il karate e le altre Arti Marziali può essere riassunta come segue: tutti coloro che sono veramente forti non hanno bisogno di dimostrarlo nelle risse o con un comportamento aggressivo sia nel “Dojo” che nella vita privata.

Il “karateka” (persona che pratica il karate) ha un suo stile di vita il “Dojokun” (regole da seguire).

Karate ed Educazione

L’esigenza e la necessità di supporti educativi giungono da varie parti: dalla società, dalla famiglia, dalla scuola.

Tutte queste componenti lamentano delle carenze educative ma, allo stesso tempo, si trovano in difficoltà nell’organizzare risposte adeguate. Le richieste, le pressioni e gli stimoli che vengono rivolti ai bambini, sono in gran parte di tipo utilitaristico e finalizzati a un immediato profitto. Spesso nella scuola si sente lamentare la carenza di metodo nello studio ma, per acquisire un buon metodo, ci vuole tempo, voglia e conoscenza, anche da parte dei docenti e sovente ci si limita a tacciare gli studenti di stupidità, mancanza di maturazione o poca voglia di studiare (quando va bene!).

Proprio il differenziato livello di maturazione, o qualità innate, permettono ad alcuni allievi di seguire il programma, gli altri vengono abbandonati a sé stessi costretti a un lavoro massacrante, con la logica conseguenza che i giovani imparano ad “arrangiarsi” fin dalla più tenera età. Dalla famiglia, per contro, arrivano segnali preoccupanti e quasi una sorta di rassegnazione (comodità) nei confronti dello strapotere della televisione. La società ed in particolare il mondo del lavoro lamentano nei cittadini mancanza di professionalità, precisione e senso civico. Questa analisi non va certo generalizzata, ma esistono molti segnali preoccupanti. Come può il karate dare un proficuo apporto al processo educativo? Vari elementi potrebbero far pensare il contrario : le origini culturali diverse dalle nostre; la stessa televisione e certi spettacoli cinematografici e non,mostrano esclusivamente questa disciplina sotto un aspetto aggressivo e violento.br>
A volte gli stessi operatori non posseggono strumenti validi per un adeguato intervento; tutti gli studi e gli scritti con una parvenza di scientificità, fanno rilevare che il karate è un ’attività in cui si chiede impegno e fatica, ciò potrebbe ulteriormente scoraggiare i genitori dal mandare i bambini in palestra, di riflesso questo timore potrebbe indurre taluni istruttori a modificare il programma con la conseguenza di riempire la palestra, ma svuotare la disciplina dei reali contenuti educativi. La soluzione a quest’ ultimo punto è quella di informarsi ed informare correttamente. Molti medici stanno facendo un lavoro encomiabile per qualificare i tecnici, seguendo rigorosi canoni scientifici. Prendendo spunto dai loro studi e da molti altri effettuati prima , nel campo delle attività motorie, si può affermare con tranquillità che i piccoli praticanti possono sopportare l ’impegno fisico senza alcun problema, ma traendone sicuramente dei vantaggi. Fin qui nulla che non si possa trovare in una qualsiasi attività sportiva praticata seriamente; ciò che rende il Karate Tradizionale un eccezionale strumento educativo è la sua concezione culturale di tipo planetario, rivolta al miglioramento dell’uomo e non ad una parte di esso, oppure ad un particolare tipo di individuo. La nostra società non è immune da deleteri aspetti di regressione culturale e l’ultimo esempi in ordine di tempo, si è avuto in occasione della festa del libro.

La legittima volontà degli organizzatori di portare il grande pubblico a conoscenza della manifestazione e sempre legittima esigenza di usare un linguaggio efficace, hanno prodotto un discutibile messaggio pubblicitario, perché per ottenere un effetto positivo, “l’invito alla lettura ”, ne ha prodotti almeno due negativi: identificare tutti gli sportivi in un sola attività, indicare il praticante le attività motorie come colui che non legge. La risposta dell’autore ad una giusta quanto insufficiente censura è stata: “Vorrà dire che avremo più sportivi e più ignoranti”. Che in Italia si legga poco, è un fatto incontestabile, che gli sportivi siano tra quelli che leggono meno è da provare, ma possiamo anche accettarlo come ipotesi; la cosa sicuramente grave è ripristinare il dualismo medioevale corpo mente come se non facessero parte della stessa entità, ed è ancora più grave che questo accada oggi anche per il con lo scopo provocatorio (speriamo!).

L’unicità mente corpo è un elemento fondamentale nel processo educativo; nel karate questo aspetto viene ulteriormente rafforzato e consolidato da una energia interiore caratteristica della cultura orientale.

È importante a questo punto, ribadire il concetto di tradizione come l’insieme delle esperienze di grandi maestri che, operando fino dall’antichità con gli stessi obiettivi, hanno permesso al Maestro G. Funakoshi di creare le basi per un ulteriore sviluppo della disciplina ed un continuo arricchimento culturale dei praticanti.

L’uomo è quindi al centro di questo grande progetto educativo che ha come momento ultimo il perfezionamento interiore.

L’educazione è un passaggio obbligato, ma indispensabile, e i giovani allievi possono approfittare di un’ occasione unica nel suo genere, ricchissima di contenuti essenziali per diventare persone nel significato più profondo del termine.

I bambini possono trovare nel maestro un punto di riferimento rassicurante, un modello da imitare, che dà loro gli strumenti per rapportarsi correttamente con gli altri e per prendere coscienza delle proprie potenzialità.

Il saluto è il primo e forse il più importante di questi strumenti, esso permette di entrare in un clima di grande tensione emotiva; la concentrazione è un obiettivo che si può ottenere attraverso la corretta interpretazione del saluto, seguono poi obiettivi importanti quali l ’atteggiamento di attenzione, rispetto, disponibilità, sicurezza e coscienza dei propri mezzi.

L’equilibrio psicofisico è certamente un obiettivo a lungo termine, ma segnali positivi possono essere constatati in bambini con problemi di socializzazione e facilmente verificabili nelle fasi di gioco. Ormai perfino i più scettici hanno intuito che il karate assume importanza terapeutica per quanto riguarda l’orientamento positivo della carica aggressiva sia in eccesso che in difetto.

Il principio fondamentale è basato sul concetto di controllo, il quale ha la sua radice nell’atteggiamento di rispetto a sua volta acquisito con una corretta interpretazione del saluto. Il controllo è uno degli aspetti educativi più importanti del karate e ha ragione di essere in base al criteri della massima efficacia o colpo definitivo. L’importanza quindi di esprimere tutta la potenza delle tecniche non è assolutamente interpretabile come dimostrazione di violenza, ma come studio razionale di tutte le potenzialità dell’individuo che ha come traguardo l’autocontrollo ed equilibrio psicofisico. Tali obiettivi sono la base di un continuo perfezionamento per fare del karateka un cittadino responsabile.

Buongiornoooo Amici del Karate !!!

Cominciamo bene la giornata con un bel Kata, eseguito da Viviana Bottaro, una spettacolare atleta, membro della nazionale italiana femminile!


Il Kata che vi propongo oggi si chiama: UNSHU...che in italiano vuol dire: MANI NELLA NUVOLA.





Ditemi cosa ne pensate...


giovedì 8 maggio 2014

Buon Pomeriggio a tutte le persone che mi seguono..!


Questo pomeriggio vorrei farvi partecipi di un incontro spettacolare...Sto parlando del combattimento tra Luigi Busà e Rafael Aghayev...


FINALE MASCHILE KUMITE -75 kg. MONDIALE DI KARATE 2012..




Che ne dite?

Buongiornoooo!!!

Oggi ho voglia di farvi conoscere uno dei Kata che secondo il mio punto di vista è uno dei più belli, dove si deve esser bravi, nell' eseguire le tecniche, ad introdurre nella forza un po' di morbidezza ed eleganza.

Il Kata si chiama :MATSUMURA BASSAI che in italiano vuol dire :SFONDARE, SCARDINARE LA FORTEZZA.
Spero vi piaccia!!!





mercoledì 7 maggio 2014

Regole di comportamento nel dojo:

(Le regole del dojo dovrebbere essere regole universali da seguire in ogni momento della nostra vita e non solo all'interno dell'ora di pratica.)
Ricordate che il dojo è un luogo in cui ci si sforza di raggiungere un fine nobile e pertanto è degno del massimo rispetto Entrando e uscendo dal dojo, inchinarsi in direzione del Kamiza.

Quando si arriva in ritardo, e la lezione è già cominciata, aspettate che l’insegnante vi dica di entrare, quindi unirsi alla classe posizionandosi in fondo al gruppo.

Quando vi è domandato di muovervi verso un preciso punto del dojo, muovetevi sempre il più velocemente possibile.

Non praticate mai combattimento senza che sia presente il Maestro.

Quando praticate il combattimento contro un grado più alto, cercate di dare il meglio, mostrando rispetto per il suo grado. Se pensate di poter mettere maggior forza e impegno nel combattimento, fatelo, ma ricordate che il senpai ha ben chiaro nella sua testa il vostro grado più basso, e quindi non combatterà mai nel modo più duro.

Non interrompete il Maestro mentre sta spiegando o durante la lezione con domande inopportune. Pensate che se voi fate così, anche gli altri si sentiranno autorizzati a farlo e ciò porterebbe confusione e deconcetrazione.

Ricordarsi sempre che la cintura di grado più elevato ha la responsabilità di essere da giusto esempio alla cintura di livello inferiore.

Siate sempre consapevoli e disponibili, rispettate i compagni con grado più elevato ed accettatene i consigli senza obiezioni, aiutate chi è meno esperto con diligenza, umiltà e cordialità.

Se un vostro compagno fraintende un movimento e voi lo fate giusto non compiacetevi intimamente di questo: la pratica non deve essere vissuta egoisticamente.

Prima di incominciare la pratica di una tecnica, rivolgersi al compagno con un inchino. A fine pratica, sempre inchinandosi, ringraziare.

Non lasciate mai il vostro posto senza il permesso dell’insegnante. Mai camminare in mezzo ad una coppia che si sta esercitando, o di fronte all’insegnante mentre tiene la lezione.

Rivolgetevi all’insegnante chiamandolo, a seconda dei casi: Senpai, Maestro o Sensei. Non chiamate mai l’insegnante direttamente con il suo nome.

Il vostro gi deve essere pulito, dal momento che contiene, simbolicamente, lo sforzo della vostra pratica.

Ascoltate attentamente le indicazioni e gli insegnamenti del vostro Maestro. Proteggete le regole del dojo come un bene prezioso. Chi non le condivide, chi non le osserva, non deve restare nel dojo.

L’insegnante, chiunque esso sia, deve essere trattato con lo stesso rispetto che voi vi aspettereste dagli altri.
Il Budo comincia e finisce con la cortesia.

Se non potete trovare il modo di dimostrare rispetto ad una persona che vi dona il suo tempo insegnando, è meglio che non apparteniate a questo dojo.

Durante la pratica non sbadigliate, non parlate, non state appoggiati al muro o rimanete inattivi durante la lezione. Un vero budoka è sempre attento, ben educato e concentrato al massimo su quello che deve fare.

Per motivi di igiene e sicurezza, non indossate orecchini, collane, braccialetti o orologi durante l’allenamento. Siate sempre attenti ad avere il corpo e i piedi puliti. E’ buona regola lavarsi i piedi prima di entrare in palestra. Durante l’allenamento si lavora spesso a stretto contatto con gli altri. Nessuno ama allenarsi con chi è sporco. Ricordatevi inoltre che non è bene allenarsi con lo stomaco pieno, evitate di mangiare e bere prima della lezione.

La puntualità è categorica. La lezione inizia sempre rigorosamente negli orari indicati ed è pertanto necessario ritrovarsi nel dojo almeno mezz'ora prima ed entrare nella classe pronti per iniziare. Perdere tempo vestendosi a lezione iniziata non è rispettoso verso il maestro e i compagni.

Nel dojo sono ammesse soltanto persone concentrate che intendono praticare la Via nel rispetto di se stessi e degli altri, chi venisse con altre intenzioni dev'essere invitato a rifletterci prima.

Al termine della lezione lasciare il dojo in silenzio cercando di riflettere e meditare sulla lezione fatta.

E' essenziale conservare il medesimo comportamento anche negli spogliatoi parlando con un tono di voce moderato.

E' di norma fatto divieto di dimostrare tecniche all'esterno del dojo se non espressamente autorizzati dal proprio Maestro.
(道場訓, Dōjō Kun)


Dojo Kun (Dō = via, jō = luogo) letteralmente significa "luogo in cui si pratica la Via". I Dōjō Kun variano a seconda della scuola. Quelli sotto riportati si riferiscono allo Shotokan.

Hitotsu jinkaku kanseini tsutomuru koto - cerca di impegnarti costantemente

Hitotsu makoto no michi o mamoru koto - cerca di essere giusto e sincero

Hitotsu doryoku no seishin o yashinau koto - dobbiamo cercare di impegnarci con assidua costanza

Hitotsu reigi o omonzuru koto - dobbiamo cercare di agire nel rispetto e nella cortesia

Hitotsu kekki no yu o imashimuru koto - dobbiamo cercare di controllare i nostri istinti

Il karate è fondamentalmente rispetto reciproco, sul quale si basa e il Dōjō kun dovrebbe venire applicato anche al di fuori del Dōjō. Infatti un esempio di questo principio è che nel kumite, praticato da certe palestre, non si può toccare l'avversario, mentre prima di salire sul tatami bisogna fare il saluto al Maestro. I quattro lati del Dojo hanno particolari nomi: la Sede Superiore, ovvero dove sta il ritratto del Maestro fondatore dello stile che viene praticato è chiamato Jo-Za, mentre il lato dove stanno gli allievi, per fare il saluto, è chiamato Shimo-za, ovvero sede inferiore. Nel saluto gli allievi sono sistemati in ordine di cintura, iniziando dalle nere con grado maggiore fino ad arrivare alle bianche. Il lato verso gli allievi di grado più alto è chiamato Jo-seki, mentre invece quello verso le bianche, quindi verso coloro con meno esperienza è chiamato Shimo-seki.


Il karate è via per migliorare il carattere (Ricerca la perfezione del tuo carattere).

Questa prima regola sottolinea l'importanza dell'equilibrio nell'uomo. L'esercizio marziale non coinvolge esclusivamente il corpo: il praticante deve osservare con spirito critico in tutte le situazioni quotidiane che ostacolano il perfezionamento di sé stesso e deve affrontare le asperità interiori con lo stesso vigore con cui intraprende l'esercizio fisico che gli consente di affrontare le difficoltà esterne, lo spirito vigile e analitico deve guidarlo in tutte le situazioni della vita: confusione, pregiudizio, presunzione, egoismo, sopravvalutazione di se stessi, ingiustizia, autocommiserazione e sentimenti incontrollati ostacolano il progresso sulla Via. Imparare a gestire la propria interiorità, al contrario, aiuta a raggiungere l'equilibrio e a vivere un'esperienza enormemente appagante, se per altro l'allenamento fisico, con l'avanzare degli anni, conosce necessariamente delle limitazioni, lo spirito, invece, deve e può essere perfezionato fino alla morte.

Il karate è via di sincerità (Difendi le vie della verità).

Questa regola si esprime nella condotta di vita dell'uomo e nella disponibilità a riconoscere il giusto rapporto tra se stessi e ciò che si ha attorno, presupposto fondamentale per costruire giuste e rette relazioni con le altre persone. Un rapporto proficuo si instaura solo se l'individuo è capace di contemperare le proprie pretese personali con la dedizione e l'apertura verso gli altri, se questo equilibrio viene messo a repentaglio da un comportamento egoistico o superficiale, la comunicazione è soffocata; laddove si pretende più di quanto si dà o si avallano pretese superiori a quanto si è disposti a corrispondere o si promette molto e si mantiene poco, si suscita l'indignazione di quanti si trovano a dover compensare lo squilibrio insorto con un sacrificio superiore al giusto. L'equilibrio tra la pretesa e la disponibilità è il fondamento dello spirito del budo: solo nella verità l'uomo è libero, la pratica di questo principio rende consapevoli, umili e giusti.


Il karate è via per rafforzare la costanza dello spirito (Cura il tuo spirito di ambizione).

Questa regola si riferisce alla realizzazione dell'uomo in relazione ai suoi obiettivi di vita, essa è intimamente connessa ai primi due principi in quanto qualsiasi obiettivo richiede un'analisi approfondita e matura; il progresso, nel budo, può essere conseguito solo attraverso regolarità e costanza nell'esercizio. Le arti marziali possono essere apprese solo con l'autodisciplina, la costanza e la perseveranza, la disciplina è la base di ogni progresso. Se tale regola non viene rispettata dagli allievi, qualsiasi sforzo di miglioramento è vano. Si frequenta un dojo perché si ha uno scopo, ma bisogna assumere la giusta condotta, l'ambizione di nuovi obiettivi, in sé e per sé, non è una forza positiva, lo diventa solo se associata ad un comportamento maturo, al senso della misura e alla conoscenza.


Il karate è via di rispetto universale (Onora i principi dell'etichetta).

Questa regola si riferisce alle norme comportamentali che vanno conservate se si vuol capire gli altri ed essere accettati. La giusta condotta rende l'individuo degno di fede, aperto e semplice, rende possibile la comunicazione con gli altri e contribuisce a mantenere l'armonia nelle relazioni interpersonali. L'etichetta consiste nella forma comportamentale attraverso la quale una persona comunica ad un'altra di essere disponibile ad un contatto aperto; senza le buone maniere la franchezza si tramuta in grossolanità, il coraggio in rifiuto, l'umiltà in sottomissione, il rispetto in servilismo e la cautela in timore: l'etichetta provvede a mantenere la pace e l'armonia tra le persone. Nelle arti marziali l'etichetta trova espressione nei principi enunciati dal Maestro Funakoshi: Senza cortesia viene meno il valore del karate e il karate inizia e finisce con il saluto. Egli definì cortesia e rispetto le basi di ogni educazione ed il saluto il loro simbolo più importante. A livello avanzato tutti conoscono l'importanza del saluto; i praticanti che lo oltraggiano con la propria negligenza si dimostrano immodesti, egoisti e incapaci di adattamento: il modo in cui si effettua il saluto è specchio di sé, i modi sbagliati non sono sempre voluti, rappresentano solitamente una reazione naturale di protezione e timidezza, una maschera. Per questo nelle arti marziali l'etichetta non è solo forma, ma vera e propria via per la ricerca della verità interiore, poiché la pratica impone che la persona osservi e valuti correttamente il proprio comportamento nei confronti degli altri e di sé stesso.


Il karate è via per acquisire autocontrollo (Rinuncia alla violenza).

Questo principio coinvolge la condotta che porta alla formazione di un carattere degno dell'essere umano ed alla sua convivenza con gli altri. Nel mondo animale i modelli comportamentali sono istintivi e servono proprio alla conservazione della specie, l'uomo può forgiare tali modelli grazie al proprio intelletto ed alla propria conoscenza, controllando la misura delle proprie azioni. L'elaborazione di questo concetto porta alla rinuncia della violenza fisica ed allo stesso tempo definisce tutte le forme di ricorso alla violenza quali indegne dell'uomo. Nel budo, e in particolare nel karate, si ricercano l'autocontrollo e la gestione del comportamento; se i praticanti di livello avanzato, capaci di arrecare ferite gravi, impiegassero le proprie capacità come strumenti di supremazia nei confronti delle altre persone, costituirebbero un pericolo per la società e sarebbero sostanzialmente indegni come individui. Quando Funakoshi dice: nel karate non c'è chi attacca per primo intende dire che l'uomo in quanto essere dotato di intelletto ha la capacità di trovare le vie della non violenza se affronta le situazioni controllando il proprio io. Il karate è un'arte di autoperfezionamento e, per raggiungere questo obiettivo, è necessario comprendere a fondo tale principio. La soluzione violenta dei problemi interpersonali è esecrabile e non consente una convivenza serena. L'esperienza secolare mostra che, per eccellere nelle arti marziali, il dojo kun deve accompagnare la preparazione dei praticanti, indipendentemente dal livello, essi devono sottoporre il loro comportamento a regolari raffronti con il dojo kun, che è un parametro di apprendimento nel corso dell'allenamento ma anche uno specchio dell'atteggiamento del singolo in relazione alla comunità. Il dojo kun riflette la proporzione tra giusto e sbagliato nel comportamento personale, instaura l'equilibrio tra dare e avere ed impone il giusto rapporto tra pretesa e disponibilità.